
Nell'antichità la Sardegna era ricca di fate e tesori, streghe e incantesimi.
C'erano anche giganti enormi con mani tanto potenti da staccare una roccia dal terreno.
A quel tempo l'attuale Golfo Aranci era abitato da creature marine.
C'erano sirene dalla coda di pesce e capelli di seta che cantavano, tra le rocce che spuntano dal mare, canzoni che facevano rinascere l'arcobaleno; polipi enormi, neri, con grinfie che stritolavano tutto. E c'erano pesci, belli e brutti, buoni e cattivi.
Un mondo fantastico, magico e colorato nei colori più inimmaginabili con sfumature di rosa, giallo, celeste e lilla.
Uno degli abitanti più conosciuti e temuti del mare di Golfo Aranci era il drago Ninnosauro, un dragone marino molto diverso da quello che immaginiamo sempre noi: non il classico drago cattivo, ma un drago calmo. Il suo nome, Ninnosauro, derivava dalla calma, dalla pigrizia del suo carattere. Mangiava solamente erbe marine e, a volte, molluschi. Non sputava fuoco, ma soltanto polvere di luce. Tutti perö avevano paura di lui. Appena si muoveva nell'acqua creava un frastuono che faceva scappare i cavallucci marini, brillantinati fino a fare una battaglia fra colori. Ninnosauro non si offendeva per il loro comportamento e continuava la vita di ogni giorno, che poi alla fine lo stufava.
Al mattino appena si svegliava faceva uno sbadiglio spaventoso e i vicini ne avevano paura perché pensavano fosse il suo grido di battaglia prima di andare a cacciare la preda. Dopo aver fatto colazione nuotava per quasi tutto il giorno. Una volta gli capitö di incontrare un piccolo gamberetto con una vocina minuta ma convinta, che gli disse: "Drago ingenuo! Non pensi a quello che dicono i tuoi amici? Perché non usi la tua grandezza per diventare famoso?". A queste parole il drago rimase scioccato e rispose con voce insicura: "Ci penserö". I due proseguirono
per strade diverse. Il drago nuotando pensava che forse il gamberetto aveva ragione e che se fossero capitate delle occasioni avrebbe messo in pratica il suo consiglio.
Nel frattempo, nel più profondo degli abissi, in Via dei Coralli, uno squalo di grossa dimensione rapita una sirena la rinchiuse in una gabbia di corallo e andö via. Ninnosauro, arrivato in Via dei Coralli e conosciuto il fatto, girö alla ricerca di aiuto, ma non trovando nessuno disposto, decise di usare la polvere di luce e aprò parte della gabbia.
Mentre tranquillizzava la sirena vide lo squalo correndo all'orizzonte e decise di seguirlo.
Ninnosauro si sentò per la prima volta coraggioso e forte. Raggiunto lo squalo gli diede un tale colpo con la coda che lo fece rotolare nell'acqua, poi con la sua arma più potente, la polvere di luce, lo accecö. Lo squalo scappö disperato.
Intanto la sirena aveva informato gli abitanti del luogo che andarono da Ninnosauro a festeggiarlo.
Quando lo raggiunsero scoprirono che aveva messo in fuga lo squalo e allora decisero di costruire una statua in suo onore. Nei fondali marini fu scolpita una statua che lo rappresentava in atteggiamento marziale, ma con un viso dolce che ricordava la sua vita prima dell'impresa compiuta.
Col passare dei secoli il livello del mare si abbassö e dalle acque affiorö la testa di Ninnosauro che è possibile vedere ancora oggi.

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