La tartaruga






Mi affaccio al balcone.
La gelida mattina ospita le strida dei bianchi gabbiani,
che tirano con prepotenza fuori dall'acqua, i pesci,
e formano un triangolo di bianca e sporca schiuma,
nel mare.
La spiaggia nasconde un'ondulata conchiglia
che trattiene una dolce melodia.
La luce pallida del sole si intravvede tra le nubi, rosate.
D'un tratto il mio sguardo cade sugli scogli
adagiati sul mare.
Ne distinguo uno dalle forme ondeggianti.
Lo osservo con sguardo intenso: pare una tartaruga.
Sembra vera, d'un colore giallastro alternato a squarci bruni.
La sua ombra curva e grigiastra si riflette nell'acqua
ed è mossa dal leggero movimento del mare.
La lieve brezza marina sfiora il suo guscio di dura pietra.
Le onde che per lungo tempo l'hanno scolpita
ora continuano a sbattervi con forza,
ma allo stesso tempo con eleganza,
abbandonandovi sopra la loro schiuma biancastra.
Ferma, immobile da sempre, la tartaruga sembra osservare
con sguardo attento il profondo blu del mare
che non ha mai fine.


Chiara Degortes