L'Esperienza del fotografo



Isidoro Usai



E pensare che fino ad alcuni anni fà guardavo, osservavo, ed in altri momenti giocavo, ma non mi accorgevo di nulla e di nessuno.

Un giorno, da solo, qualcosa mi si affacciö allo sguardo e vidi tutto ciö che il tempo... aveva nascosto. Quasi per caso avvertii come un sussulto: ascoltavo, ma non udivo niente, perö osservai incuriosito. Fino a quel momento non mi ero reso conto che esisteva qualcosa, che pur senza parlare diceva molto di più di coloro che parlano. Da allora non smisi più di guardare, osservare, ed ascoltare. E, garantisco, sono stati i momenti migliori.

Da alcuni anni, durante rilassanti e lunghe passeggiate, non più solo ma in compagnia, con il mio "terzo occhio", intuii di essere osservato, sbirciato, ma con molta discrezione. Da chi? Intuivo la presenza di "curiosi", tanti, ma altrettanto discreti, silenziosi, rispettosi ognuno del proprio "mondo". In principio avvertivo imbarazzo, quasi timore di invadere il "mondo" altrui. In silenzio cercai di capire. Prima in lontananza, pian piano sempre più vicino, riuscii ad instaurare con i "curiosi" un... dialogo ravvicinato, silenzioso, ma fantastico; ognuno nel proprio "mondo", silenzioso ma vigile, attento a tutto quello che accade intorno, guardando dall'alto presente, passato e futuro.

Il "dialogo" con i "curiosi inizialmente stentava, ma con la frequenza tutto divenne più facile, tanto da non avere abbastanza "disponibilità" per gli altri "amici" che man mano mi venivano presentati. La sensazione, nonostante gli "amici" fossero tutti diversi, era che avessero qualcosa in comune e che si conoscessero da sempre. La spettacolarità e nel contempo la semplicità, nel mondo dei "miei... senza tempo", era straordinaria: pur essendo di varie, e diverse, origini, l'armonia tra loro regnava e regna incontrastata...

E spero duri cosò, nonostante la mia frequenza e il mio "terzo occhio" che ha invaso lo "spazio" e la privacy di ciascuno. Ma non avrei potuto farne a meno... Perciö chiedo scusa agli "amici" per la mia intrusione e li ringrazio "di esserci", e di avermi lasciato "scattare", quasi abusando di loro.


Isidoro Usai

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