Il testimone





Ha visto scorrere sotto di se il fiume della nostra storia. I suoi occhi si aprirono nella preistoria quando il cinghiale nano, i canidi, i cervi si avvicinavano alla sua figura imponente per brucare l'erba rigogliosa o per cacciare le loro prede. Vigilö attento e incuriosito, sulla costruzione del Pozzo Milis e fu spettatore della vita che, in seguito, vi si svolgeva attorno. Tra il 5l0 e il 2l0 a.C. fu testimone delle battaglie combattute sul mare dai Cartaginesi per sottrarre Olbia ai Romani. Nel 235 d. C. vide passare papa Ponziano deportato nell'isola di Molara, e nel 455-60 fu in confidenza con S. Mamiliano, eremita sul Monte. Con lui godette della pace che regnava all'intorno. Nell'849 il mare attorno a Tavolara si animö improvvisamente: una flotta saracena vi sostava prima dell'assalto alle caste laziali. Nel l005 tremö, nonostante la sua mole e la sua posizione "distaccata": nel mare di Golfo Aranci sostava il pirata musulmano Museto per preparare l'assalto ad Olbia. Nello stesso anno fu spettatore di un triste episodio: il naufragio di navi saracene all'isola di Mortorio. Regnanti, generali, difensori della liberta passarono sotto di lui. Nel l7l0 assistette allo sbarco di Filippo V di Spagna; nel l7l7 fu la volta del reggimento austriaco Walis; nel l860 Garibaldi, sotto il suo sguardo compiaciuto, incontrö i 5.000 che da "Gli Aranci" dovevano salpare per la Sicilia. Per fortuna ci furono momenti di pace. Nel l880 il ministro Beccarini decise di portare a Golfo Aranci lo scalo dei vapori provenienti da Civitavecchia. Un anno dopo ci fu il Disegno di Legge per il prolungamento della linea ferrata da Terranova a Golfo Aranci. Tre anni dopo ci fu l'inaugurazione ufficiale e l'apertura della tratta. Si abituo pian piano alla "modernità", ai rumori tanto diversi dai suoni ai quali era abituato e che turbavano la pace del golfo, e la sua; nel l884 iniziarono i lavori per la costruzione del molo per i vapori e della caserma della Finanza. La "modernità" lo raggiunse nel l890-9l: lavori in corso per la costruzione di un semaforo a Capo Figari. La tranquillità diminuiva. Gli fece piacere, nel l9 l4, assistere alla benedizione della chiesetta di S. Giuseppe, tanto cara agli abitanti del paese e a chi transitava per il porto. A lui fece tornare in mente la pace vissuta ai tempi di S. Mamiliano, anche se vi si ripercuoteva l'eco di una guerra devastante. Intorno agli anni '20 cominciö a sentir parlare una lingua diversa: i primi Ponzesi si erano stabiliti nel paesetto. Fino al l923 ci fu un periodo di calma, una calma strana: dipendeva all'isolamento al quale era stato condannato il paese con lo spostamento dei vapori a Terranova. Ma in quell'anno ritornarono vecchi rumori: era stata aperta la strada provinciale n. l6 che collegava Golfo Aranci ad Olbia. il paese si ingrandiva. Nel l930 i Carabinieri occuparono la Caserma appena costruita, e nel l93l cessarono i cortei funebri al cimitero di Cala Greca: c'era un cimitero in paese. E dal l932 c'era anche un sacerdote fisso, don Salvatore Lentino. Poi venne la guerra, terribile; la gente "sfollata" a vivere nelle campagne; bombardamenti; mancanza di tutto; fame. Ed il nuovo sacerdote, don Giuseppe Sanna, che si "divideva" fra il paese e i piccoli centri dove avevano trovato rifugio i Golfarancini più fortunati. Negli anni 50 la vita era pian piano ripresa. Pur con tante privazioni che affliggevano tanta gente la situazione si "normalizzava": i Golfarancini erano abituati a soffrire. Mentre si abituava alla nuova situazione e ad un nuovo tipo di tranquillità, nel l96l veniva inaugurata una linea di traghetti Golfo Aranci-Civitavecchia. Golfarancini che si imbarcavano, traffico, turismo: la vita cambiava; la sua pace finiva. Avrebbe dovuto riabituarsi ad un altro modo di vivere. Ci riuscò, lentamente. Fu quasi risvegliato dalla quiete faticosamente raggiunta, dall'esplosione di gioia che animö il paese: Golfo Aranci aveva vinto la battaglia per l'autonomia amministrativa da Olbia e nel l979 era diventato Comune. Dovette sorbirsi altre voci, altri rumori... Ma ormai si era abituato, e quasi quasi si lasciö coinvolgere: non poteva restare indifferente ad un paese, il suo, che si lanciava verso nuovi orizzonti, di benessere e di progresso. Da "nume tutelare" doveva stare vigile. E cominciö a preoccuparsi: ce l'avrebbero fatta i suoi protetti a stare al passo coi tempi? Il suo profilo, scuro, serio, non è"decifrabile". Ma sicuramente il "nume" e pronto a tutto. . . Dalla sua posizione... ne ha visto tante! .


Liliana Frongia