Il nume del luogo





Non tutte le ciambelle riescono col buco! Eppure, quella volta riuscò. Da molto tempo il Nume aveva in mente la creazione di un'opera grandiosa che gratificasse e meravigliasse gli uomini. In passato aveva tentato con un'isola, dove il genere umano poteva vivere senza problemi, ma, si sa, l'uomo pare che non possa vivere senza attaccare briga col vicino. Quella volta riuscò la ciambella, ma non il buco: il fallimento fu quasi totale e l'isola abbandonata. Ma lui non volle darsi per vinto. Sapeva che gli uomini sono fatti cosò, ma, ciononostante, eccolo ancora all'opera mentre tenta di plasmare una terra con al centro un monte tanto alto che le nevi vi regnano perenni, e attorno Verdi prati e immense pianure da coltivare. Anche quest'opera era un regalo destinato agli uomini: doveva servire a tutti coloro che fossero stati capaci di sfruttarla, ma nello stesso tempo di rispettarla; di viverci serenamente senza saccheggiarla traendone il necessario per una vita serena. Portata a compimento l'opera, poco tempo dopo gia deperiva per l 'incuria nella quale fu abbandonata. I boschi si ammalarono e vennero a morire; le acque, che prima scendevano a valle chiare e fresche, ora erano scure e malate e trascinavano giù alla foce del fiume le carcasse degli animali morti. Presto la montagna fu inabitabile e gli uomini dovettero abbandonarla. Anche questa ciambella riuscò, perö, non col buco: l'opera non fu un capolavoro; il Nume se ne rese conto e arrossò.. I progetti falliti nonostante l'impegno profuso lo stavano mandando in depressione. Non aveva più voglia di far niente. Ogni giorno che passava perdeva la stima di se stesso. Sovente si chiedeva se non fosse uno sbaglio sprecare tanta energia per costruire tutte quelle case belle, se poi non venivano curate, apprezzate. Anzi, finivano nel grande cestino delle opere vane. Il suo grande cruccio era la quasi indifferenza con la quale le sue opere venivano accolte dagli uomini. Avrebbe voluto che tutti le sfruttassero e tutti le godessero in pace e serenità invece nessuno apprezzava nulla. A dir la verità, un po' di colpa era anche sua: aveva lasciato troppa liberta, a tutti. La liberta li aveva inebriati a tal punto che l'interesse per la natura e l'ordine passava in secondo piano. Sempre. Infatti, tutto ciö che sino a quel momento era uscito dalla sua fertile mente era stato un mezzo fallimento soprattutto per colpa loro. Prima l'isola, poi la montagna. Ora, chissà cosa gli stava frullando per la testa. Gli errori lo avevano ferito nell'amor proprio. Deluso, prese una decisione che mai si sarebbe immaginato di dover prendere: si ritiro in un'altura solitaria e li pensava come rimediarvi. Dopo il lungo periodo di inoperosità passato ad analizzare i suoi fallimenti, con le sue portentose capacità creative si mise subito all'opera per concludere un antico e più ambizioso progetto covato nella mente fin dalla sua gioventù.. Eppure ne era passato di tempo! Nonostante ciö, quel progetto non lo aveva mai dimenticato, periodicamente riaffiorava nella sua mente più prepotente che mai, pur a distanza di tanti anni. Vi era abbozzato uno slanciato e alto promontorio come pochi dovevano essere al mondo, coperto di boschi abitati da animali favolosi; il mare che lo circondava era di un Verde profondo con delle spiagge bianche di sabbia fine come la farina. Rivedere quel progetto lo riporto indietro nel passato e un brivido gli attraversö la schiena. Fu tale l'emozione che per un momento gli era sembrato che tutto gli girasse attorno. Ricordi antichi gli erano ritornati alla memoria. Quante notti insonni passate ad elaborarlo! Riesaminata l'opera nei minimi particolari, rivisti i calcoli e sostituiti alcuni parametri, finalmente il frutto delle sue fatiche appariva lentamente, mentre il suo petto si riempiva di gioia e di soddisfazione. Apportate alcune correzioni ed aggiunte, inseriti nuovi e diversi particolari, l'opera finita era la perfezione assoluta. Era un'opera da ammirare solamente, la sua vista avrebbe reso felice la vita degli uomini. Lui perö, con la sua mania della perfezione, come sempre quando affrontava un progetto, era preso dagli scrupoli. Anzi. Questa volta si era fatto travolgere. Era titubante. Gli ultimi deludenti risultati lo avevano scottato e non voleva sbagliare ancora. Per questo volle soprassedere e lasciare passare un po' di tempo prima di metter mano alla creazione. Superata la titubanza venne l'ora di dare corpo al progetto e incominciare. Il Nume prese un pochino di ogni elemento esistente: tanto di pietra; tanto di sabbia fina; tanto di acqua Verde, verdissima; tanto di cielo; tanto di luce; tanto di colori. Mescolö il tutto e lo gettö sulla Terra. Perö non volle fare una precisa scelta dove far nascere la sua creatura. Solamente all'ultimo momento decise, fra tutte le terre, di situarlo in Sardegna. Gettato il materiale creativo sulla Gallura, come per incanto apparve il promontorio di Capo Figari con le sue cale, le sue scogliere, le sue spiagge ed il mare verdissimo. Questa volta il Nume non affidö a nessuno la sua creatura, lasciö che fosse il tempo a decidere chi l'avrebbe colonizzata. Le assegnazioni fatte nel passato avevano creato malumori e gelosie, adesso non voleva più intromettersi: l'avrebbero ereditata i migliori. Il sogno giovanile tanto a lungo accarezzato era realà L'opera, frutto delle sue prime esperienze giovanili, concepita quando era quasi in uno stato di grazia, in fondo non l'avrebbe mai voluta realizzare, perché sapeva che non avrebbe avuto mai il coraggio di abbandonarla a se stessa, per paura che qualcuno le avesse potuto fare del male. Questo sentimento di paura l'avrebbe legato per l'eternità a Capo Figari. Per ammirare meglio la sua opera volle salire sul Monte. Da lassù con lo sguardo spaziava dall'isola di Tavolara fino al golfo di Marinella: uno spettacolo riservato a pochi fortunati; solamente a chi era disposto a sostenere la fatica di effettuare la scalata fino alla cima. Il tempo passava e anche il Nume sentiva vicina la fine. Un pensiero continuo lo tormentava: dopo di lui chi si sarebbe preso cura della sua creatura? Una bellezza tanto grande? Chi? Il Monte doveva vivere, superare il tempo dei tempi, perchè anche le generazioni successive dovevano godere della sua straordinaria bellezza. Giunto sulla cima egli si fermö e non volle più scendere. Ormai sentiva che il suo tempo stava arrivando, anche lui doveva prepararsi a presentare i conti. Assiso su una roccia a precipizio, da li non si mosse mai più. E' da allora che sullo strapiombo della Cala del Sonno un volto di durissima roccia ci guarda: e il Nume! E' il Nume che sacrificö la propria giovinezza per dare a noi il villaggio di Golfo Aranci e questi luoghi incantevoli. Di lassù, quasi incredulo, egli si gode la struggente bellezza della sua opera. Questo enorme volto, muto e immobile da millenni, guarda la penisola, sperando che si conservi nei secoli cosi come lui l'aveva concepita nella sua sognante giovinezza. La ciambella era riuscita, col buco. E che ciambella! Perö, a guardare bene il suo profilo, s'intravvede uno sguardo velato: nostalgia? disappunto? Chissà che cosa lo tormenta? .


Mario Spanu "Babay "