
Era una cupa sera d'inverno: ululava il vento e la pioggia si faceva battente, quando sull'Olimpo Giove, sfidando le intemperie e il parere contrario degli altri Dei riuniti a consiglio, pur di soddisfare un suo malevolo capriccio (veder in guerra le tribù sarde), ordinö a Mercurio, messaggero degli Dei, di scendere sulla costa della Sardegna nord-orientale e tramare in modo che scoccasse la scintilla della guerra. Mercurio era famoso per la sua obbedienza e la sua velocità nel portare i messaggi, ma quella sera non aveva alcuna voglia di mettere le ali ai piedi, sia per il maltempo che, forse, per ripugnanza ad eseguire l'ordine ricevu-to.
Pensö allora di scaricare la responsabilità sul suo amico falco che spesso e volentieri gli faceva compagnia nei suoi viaggi. Il falco accettö l'incarico e partò. Durante il viaggio ebbe bisogno di riposarsi più volte e intanto pensava che quella cattiveria di Giove non meritava di essere eseguita. Cosò, spiccando il volo decise di cambiare il programma di guerra in un programma di pace.
I Sardi vissero un lungo periodo di armonia e di tranquillità, senza beghe né risse. Tutto questo scatenö l'ira di Giove, che, scoperta la disobbedienza, impedò al falco di tornare sull'Olimpo per sempre, pietrificandolo su uno scoglio, proprio là dove le tribù approdavano dopo la pesca e si riunivano per festeggiare.

|