
Distinti, ma uniti; una crescita separata, ma da una base comune. è questa la lezione della "mia" roccia.
Era ancora buio quando aprii gli occhi. La realtà non era molto diversa dall'incubo che insistentemente turbava il mio sonno: io, sola, in un bosco che pareva mi ingoiasse, trappole, pioggia.
. . Ed io bagnata, nuda, sola. Vent'anni mi sembrava un'età giusta per vivere sola, per affrontare la "giungla". Ma allora perché tutto era cosò più grande di me? Perché optavo sempre per la scelta sbagliata?
Nonostante la mente continuasse a ripetere ossessivamente queste domande, uscii incontro agli "amici", come se tutto fosse normale. Ma anche tra loro ero sempre più sola, come una di quelle rocce modellate dalle intemperie che dalle nostre parti spuntano isolate dalla sabbia, sul mare.
E cosò continuavo a vivere i miei giorni, vuoti, e amari. Era ovvio che mi mancava una forza che mi desse coraggio; una guida che mi indicasse la strada.
I miei pensieri scivolavano via cosò veloci che non riuscivo a seguirli. La vita mi veniva addosso come un'onda e come un'onda mi superava, o si ritraeva. Non mi riusciva di "fermarla" e godermi qualche suo momento.
Era ormai di nuovo sera. Vedevo le luci delle case, lontane e fredde, e di fronte, più vicina, la mia roccia: quattro "blocchi, lavorati" dal vento e dal mare. Quattro, ma sotto la sabbia "indovinavo" una base sola. Ecco la folgorazione, un motivo per fermare la vita: la famiglia: crescita "diversificata" da una base unica. Varietà e solidità alla quale tornare durante o dopo la crescita. Dovetti superare il mio orgoglio, ammettere le mie colpe, perdonare quelle degli altri, ma alla fine trovai la forza che dà coraggio, la guida per la mia strada, per il mio ulteriore crescere.
Ora non mi sento più sola, in nessun bosco; le trappole non mi fanno paura; la "giungla" non mi sembra più insidiosa. SO che una scelta sbagliata non è un fallimento, ma un episodio che arricchisce l'esperienza. Sono convinta che da quella "roccia" si allungherà sempre una mano pronta ad aiutarmi. Ora non mi sento più sola come una roccia modellata dalle intemperie. 0, meglio, sono una "roccia" che ha una base comune con altre rocce, modellate come me dalle intemperie e che mi somigliano. Nell'unità con loro è la mia forza; in quella base comune trovo ciö che mi occorre.

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